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mercoledì 12 ottobre 2016

Chi ha vinto il Premio Letterario "Procida, isola di Arturo - Elsa Morante"?


Nella splendida cornice di Santa Margherita Nuova, il 23 e 24 settembre si è tenuto il 29esimo premio letterario dedicato ad Elsa Morante. Appena avevo ricevuto i libri vi avevo presentato i tre titoli in finale: "Il Grande Animale" di Di Fronzo, "Il cinghiale che uccise Liberty Valance" e "Neve Cane Piede" di Morandini, (vi rinvio qui per le schede di presentazione dei tre romanzi).

La loro lettura mi ha accompagnato per tutto il mese di agosto e settembre, fino alla prima serata dove ho potuto incontrare e discorrere con i tre autori dei libri finalisti. Per chissà quale strana congiunzione astrale la giuria tecnica ha selezionato tre romanzi strettamente legati alla figura di un animale: un cinghiale, un cane e un non bene identificato serpente - piuttosto lungo direi e pericoloso.

Ad onor del vero, dico subito che il mio voto finale è andato a "Il Grande animale", nonostante il mio grande dibattito interiore e la lotta all'ultimo "sangue" che ho vissuto, per dare il mio voto.
Quindi partirei dagli altri due per dare un mio giudizio personale, non saranno tre recensioni lunghe come ero solita fare, per una questione di tempo, ma ovviamente sono disponibile per chiacchierarne ulteriormente.
Iniziamo dalla lettura di"Neve, Cane, Piede" di Claudio Morandini, che per la cronaca ha vinto il premio.
La storia verte intorno alla figura montanara di Adelmo Farandolo, uomo che per volere o necessità si è ritirato sulla SUA montagna - perché la montagna è la sua, l'ha comprata insieme al fratello.Ogni estate scende a valle, fa scorta per l'inverno e si ritira lì tra le sue pietre e la sua neve, in attesa che l'inverno arrivi. Una vita solitaria che segna il corpo e la mente, Adelmo non ricorda sempre tutto, a volte dimentica, come dimentica ad esempio di essere già sceso a valle in quell'anno per comprare le provviste, o che le sue mucche non le ha più, eppure lui le sente muggire. E' solo, almeno fino all'arrivo del fido cane, una creatura animale, muta, incapace di parlare, almeno fino a che Adelmo non gli da voce e a quel punto le mura della baita si riempiono di chiacchiere, e di scenette quasi comiche, di discussioni accese tra il cane e quello che alla fine diventa il suo padrone. In un libro duro come le rocce che Adelmo ama così possessivamente, Claudio Morandini racconta il lento declino della mente di un uomo, che oramai sospetta di tutto e di tutti, abituato a vivere da solo, con la sua montagna e ora la compagnia di un solo cane silenzioso a fargli compagnia. E' una lenta scoperta come il disgelo primaverile che porta a scoprire anche tante verità nascoste o meglio dire dimenticate fino a far emergere solo un piede, un indizio.

Vi sono due storie: un cinghiale che straordinariamente apprende la lingua degli uomini e il film di Wayne "L'uomo che uccise Liberty Valance" a far da contorno alle "caotiche" vicende vissute dalla cittadina - immaginaria - di Corsignano, in Toscana, non molto lontano dal confine umbro-laziale. A Corsignano tutti sanno tutto, tutti si conoscono, è un paesino piccolo e ben rodato su ingranaggi oliati da anni. E' un romanzo corale, a mille voci, dove si intrecciano le vicende e gli scandali del presente e del passato, tutto questo sotto gli occhi attenti di un cinghiale Apperbohr che in una rivelazione epifanica joyciana riesce improvvisamente a comprendere cosa gli Alti sulle Zampe e il loro strano modo di parlare e di vivere, e soprattutto di essere. La narrazione è così piena e "rumorosa" da creare un'iniziale scompenso in chi legge, bisogna abituarsi alla scrittura di Meacci, per riuscire ad apprezzare l'intero complesso narrativo ricco di particolari. Per citare lo stesso libro, parlando del film di Wayne, Walter risponde a Fabrizio così:


- E' un capolavoro proprio perché ti ci vogliono almeno venti volte, per notare cose che - in un'opera d'arte meno capolavoro - noteresti subito... ... -

E infine arriviamo al libro di Gabriele Di Fronzo. "Il Grande Animale" è il suo romanzo d'esordio, è il racconto di un tassidermista, non preoccupatevi se non sapeAte cosa sia, neanche io lo sapevo prima di iniziare a leggere questo romanzo. Un tassidermista è un imbalsamatore, in altre parole imbalsama gli animali su commissione. Lui è un tassidermista, è avvenuto così per caso, era un hobby all'inizio e sarebbe rimasto tale se un suo amico non lo avesse consigliato. Il suo primo animale fu un gattino piccolissimo, di pochi mesi, un animale che lo mise alla prova, perché se puoi sbagliare nelle cose grandi, in quelle piccole non ti è concesso, perché si noterebbe troppo l'errore. Il suo lavoro non è solo imbalsamare creature, ma bloccarle in un attimo della loro morte, come se fossero vive, per aiutare a riempire anche se mai nella sua totalità. E' tutto una questione di vuoti e di spazi da riempire, di buchi da tappare, è solo questione di pieni e di vuoti. E in questa ricerca dell'immortalità della composizione, e della sua veridicità, del riempimento del vuoto, che si colloca la figura del padre, sempre più assente...sempre meno presente, e che alla fine lascia un vuoto, e anche quel vuoto va riempito.

Questi erano i tre romanzi finalisti, è stata una lotta quasi all'ultimo voto, con riprese improvvise e ispirate, ma alla fine ha trionfato il romanzo di Claudio Morandini, che ammetto non era il mio preferito, ma il bello della letteratura è la soggettività della lettura e di come ognuno di noi riesca ad apprezzare diversamente un libro.

Venerdì 14 si terrà la premiazione invece del libro "Il Ciclope" di Paolo Rumiz, per la sezione mare, presentazione e premiazione a cui parteciperò sicuramente.

A presto!

venerdì 27 giugno 2014

Recensione: "Jezabel" di Irène Némirovsky

Salve a tutti lettori,
purtroppo tutti i miei propositi per questo mese, ma ci sono state lunghe pause dalla lettura causa studio. Ora l'esame è andato e posso tornare a dedicarmi un po' alle mie attività preferite, riprendendo in mano il blog, almeno fino a quando lo studio o il caldo non mi rapiranno nuovamente.
La lettura che mi ha accompagnato questo mese è stata "Jezabel" di Irène Némirovsky (Prezzo: 10,00 € - Traduttore: Laura Frausin Guarino).


 "Jezabel" di Irène Némirovsky
Casa Editrice: Adelphi (Piccola Biblioteca)



Jezabel è stato come un richiamo ancestrale, una sirena che mi ha adulato fino a che non ho acquisto questo romanzo di neanche 200 pagine, ma denso di emozioni e di sentimenti. 
Gladys Eysenach è la donna più bella, amata e adorata di Parigi, conosciuta in ogni dove per la sua bellezza algida e irraggiungibile, una divinità venerata dagli uomini e dalle donne, i primi vogliono amarla e le secondo vogliono essere come lei. E Gladys si ubriaca all'idea di essere amata e adorata, sono la sua droga e il cibo per la sua anima. 
Lei amava proprio questo, e proprio questo la eccitava: provare costantemente a se stessa il suo dominio sugli uomini.
All'inizio del romanzo Gladys non sembra neanche lei, distrutta, sfibrata e addolorata presenzia al suo processo senza mostrare neanche un briciolo della forza che aveva dimostrato durante la sua vita. Non ribatte, non si difende, chiede solo a gran voce che le venga data la pena che merita, per cosa? Per l'assassinio del suo giovane "amante"?
Ma qual è la verità? Quella che Gladys cerca con tutte le sue ultime forze di nascondere? 
Quale verità nasconde la richiesta di Gladys di non chiedere alcuna clemenza? Quale segreto vale cinque anni di carcere e nessuna certezza di un futuro avanti?
All'inizio del libro non si sa e bisognerà seguire le vicende di Gladys Eysenach per scoprire chi veramente lei fosse e cosa la tormenta.

"Insomma c'è una sola realtà, una sola felicità al mondo, ed è la gioventù."

Solo la  bellezza vale ogni sacrificio, e per essa che Gladys non si tira indietro e compie qualsiasi cosa, morale o immorale, che sia.
Tutto ciò che conta è essere amata e adorata, è per la bellezza di una gioventù svanita che Gladys si fa coraggio.

"Coraggio," pensava con rabbia "balla, sorridi!...Devi essere spensierata, bella, giovane!...Devi piacere, e piacere ancora...A tutti gli uomini, perché lui lo veda e sia geloso!..."

Jezabel è stata una lotta, una sfida continua dove non sapevo da che parte stare: se parteggiare per la debolezza di Gladys o per la gioventù rubata della sua nemesi, che lei stessa aveva contribuito a costruire, negando con insistenza la sua età e la sua vera natura.
Un libro così ricco e denso di emozioni da togliere il fiato, e da impedire di fare altro se non leggere e continuare ancora a leggere.
Vorrei poter avere le parole adatte a descrivere il suo stile, ritmato e veloce. Leggere un suo romanzo è come fare una corsa, senza mai fermarsi,continuare a correre, fino ad arrivare al suo climax, un continuo flusso di pensieri e di parole, che riescono a descrivere così bene la vera natura dei suoi personaggi da sconvolgere per la sua cruda realtà.
Visto che non mi sento in grado di descrivere il suo stile, vorrei usare le stesse parole della scrittrice. Ecco cosa diceva Irène Némirovsky riguardo al suo ultimo romanzo, pochi giorni prima del suo arresto:


Il libro in sé deve dare l'impressione di essere semplicemente un episodio... com'è in realtà la nostra epoca, e indubbiamente tutte le epoche. La forma, dunque... ma dovrei dire piuttosto il ritmo: il ritmo in senso cinematografico... collegamenti delle parti fra loro. Tempête, Dolce, dolcezza e tragedia. Captivité? Qualcosa di smorzato, di soffocato, il più possibile cattivo. Dopo non so. L'importante – i rapporti fra le diverse parti dell'opera. Se conoscessi meglio la musica, credo che questo potrebbe aiutarmi. In mancanza della musica, quello che al cinema si chiama ritmo. Insomma, preoccuparsi da una parte della varietà e dall'altra dell'armonia. Nel cinema un film deve avere una unità, un tono, uno stile. 

Credo di non essere riuscita ad omaggiare neanche un terzo di questo romanzo, o se vi ho fatto pensare ad un suo possibile acquisto; è il mio primo approccio con questa scrittrice della quale vorrei leggere tutto e questo nostro primo incontro è stato incredibile.



sabato 2 marzo 2013

Recensione: "La neve sulla luna" di Annamaria Piscopo


LA NEVE SULLA LUNA di ANNAMARIA PISCOPO


Salve a tutti readers,
eccomi qui con una nuova recensione. Questa volta si tratta di un romanzo scritto da un'emergente scrittrice italiana e pubblicato per  la casa editrice Ateneapoli Editori.
La neve sulla luna è un romanzo di formazione dove temi importanti vengano affrontati con discreta bravura da parte dell'autrice.
 



Titolo: La neve sulla luna
Autrice: Annamaria Piscopo
Casa Editrice: Ateneapoli Editori
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 218
ISBN: 9788897840121
TRAMA
La neve sulla luna è la storia di sei liceali, dei loro amori e della loro amicizia interrotta da un incidente che ne sconvolge la giovinezza. In un continuo passaggio tra passato e presente, ci si accorge che qualcuno è riuscito ad andare avanti e qualcun altro è rimasto ancorato per sempre a quel tragico evento.

RECENSIONE

Trovo sempre difficile recensire libri come i romanzi di formazione, non perché non sia un genere che mi si adatti ma descrivere la crescita del romanzo è sempre complicato.
Annamaria ha creato un romanzo contemporaneo e con sfumature di psicologia, non è un romanzo adatto a tutte le età, richiede forse una maturità diversa, di chi ha superato l'adolescenza. 

Il libro narra le vicende di un gruppo di sei giovani, ma i primi protagonisti sono Angela e Adriano, due fratelli non di sangue ma legati da un rapporto che va oltre i legami parentali. Adriano è un giovane particolare, soffre fin da bambino di un particolare disordine neurologico che lo rendono un personaggio speciale fin dalle prime pagine di questo libro, Angela è una giovane come tante con un grande talento per la danza, purtroppo a causa della sindrome di cui soffre Adriano sono costretti con la loro famiglia a spostarsi di città in città, fino a giungere a Roma, nella città eterna.
Qui, nella loro scuola di periferia, Angela fa amicizia con una loro coetanea: Giovanna che diventerà un po' alla volta parte integrante del gruppo di fratelli. Il loro primo giorno di scuola Angela incontra Sam e Marina, due giovani rampolli della società romana che per qualche motivo si trovano in una scuola di periferia invece che in un liceo esclusivo.
Il gruppo ovviamente non è completo fino alla festa di Sam a cui partecipano Giovanna e Angela, dove incontrano Mirco, un ragazzo alto e affascinante, di una bellezza diversa da quella di Sam ma ugualmente bellissimo, e così il trio delle meraviglie è completo .
Il gruppo è così al completo e Annamaria segue le loro vicissitudini, i loro amori,il loro rapporto contrastati e i problemi che come ogni adolescente devono affrontare: i genitori, le liti, i baci e le domande.
Le vicende cominciano dall'arrivo a Roma e seguono il loro sviluppo narrato da Angela ovviamente al tempo passato, mentre gli altri capitoli guardano alla vita di Angela da adulta alle questione irrisolte, alle paure, agli errori, al suo amore in difficoltà, ai suoi pazienti.  

La crescita che subiscono i vari personaggi è notevole e nel bene o nel male affrontano tutto ciò che la vita riserva loro, le incertezze sono all'ordine del giorno, la spensieratezza della gioventù è spezzata da eventi poco piacevoli che fanno cadere qualche lacrima a chi legge.

Lo stile di ogni capitolo è semplice, e facilmente comprensibile, più complicato è invece seguire i salti temporali, poiché un capitolo si e uno no Annamaria lo dedica ai fatti che precedettero l'incidente, un passaggio continuo tra passato e presente a cui ci si abitua dopo alcuni capitoli e che aiutano a comprendere la crescita profonda che subisce la protagonista narrante della storie.

Il punto di vista è infatti quello di Angela, che poi in fin dei conti è la vera protagonista intorno alla quale si sviluppa la crescita e la formazione del romanzo, perché è lei che  attraverso il racconto della sua vita, come in una seduta dallo psicologo, si racconta al lettore esternando tutto, tutte le sue paure, i suoi sogni, i suoi desideri e ciò che la tormenta.

Parlando dei personaggi alcuni ovviamente sono personaggi secondari, a volte poco approfonditi, ma tutti molto particolari. Ovviamente i più caratterizzati sono i sei personaggi del gruppo, tutti diversi con le loro storie, le loro manie, le loro preoccupazioni. C'è Angela, giovane talentuosa che farebbe di tutto per il fratello, Adriano ragazzo impulsivo e musicalmente dotato, Giovanna dalla difficile situazione familiare, Sam, Marina e Mirco il cui legame di amicizia è segnato da profonde ferite che forse solo il tempo curerà. La madre e il padre di Adriano e Angela sono i genitori più normali del mondo, apprensivi quanto basta, difendono i loro figli e desiderano per loro il meglio. E' un romanzo di persone vere, imperfette, che sbagliano e pagano per i lori errori, forse a volte un prezzo troppo basso e a volte troppo alto. Ragazzi e ragazze, adulti o giovani che siano, che crescono e sognano, e ognuno di loro spera di realizzarsi, di cambiare, piange, ride, matura...cresce.
Nonostante vi siano purtroppo alcuni errori di battitura* il libro è ricco di spunti, Annamaria ha saputo mescolare una storia di adolescenza e giovinezza con la dura e cruda realtà, completamente distante dai romanzi urban fantasy a cui forse siamo abituati questo romanzo affronta temi totalmente differenti, profondi, a volte dolorosi ma molto reali. Alla sua prima pubblicazione Annamaria rivela di aver tanto da poter dare come scrittrice, ma può anche migliorare moltissimo, spero vivamente che continui a coltivare questa passione per la scrittura, per crescere nella letteratura e far crescere noi con i suoi romanzi.

Piccolo consiglio, se siete particolarmente romantici preparate qualche fazzoletto, non si sa mai ;)!



Location consigliata: Letto
Tè consigliato: Breakfast Tea. Questo tè tradizionale mi ispira tranquillità e questo libro ha bisogno di qualcosa di tranquillizzante per me.
Questa recensione partecipa alla Challenge ispirata ad Hunger Games di On the Read.
DISTRETTO 5A questo distretto appartengono i romanzi Urban Fantasy
Questa recensione partecipa alla Refresh your Review ed è stata arricchita di immagini essendo un romanzo contemporaneo.


*Ho fatto questa piccola precisazione, poiché in passato mi è stato detto "come fai a non notarli". Io li noto, ma voglio giudicare il tema, gli argomenti, come sono trattati, la caratterizzazione, se mi ha fatto piangere, se mi ha fatto ridere. Gli errori capitano a tutti, io per prima li commetto. Inoltre ho parlato con Annamaria e lei mi ha detto che purtroppo i tempi per la pubblicazione erano stretti e lei non ha potuto fare l'editing che ha voluto. In ogni caso sono errori di battitura...quindi posso essere magnanima :).